Colloqui psicoterapeutici all’aperto a 4000 metri di quota

Note sulla teoria del campo in outdoor setting

“Lascio in Vetta l’Io che ‘devo essere’, libero per donarmi,

ri-decido di scendere a Valle con l’Io che sono”

Silvestro e Antonella Paluzzi

foto-sito-26-9-16-1Il Prof. Silvestro Paluzzi, psicologo clinico e psicoterapeuta, conduce colloqui psicologici outdoor setting© sulle Alpi, dai 3000 ai 4000 metri di quota, dalle Dolomiti al Monte Rosa (1).

La psicoterapia si sposta, secondo il metodo multisetting fondato da Silvestro Paluzzi e da sua moglie, psicoterapeuta, la Dott.ssa Antonella Tropea, dal primo setting di Roma (2) verso  l’outdoor setting naturalistico nel bel mezzo delle Dolomiti e del Monte Rosa: in ferrata Ivano Dibona sul Monte Cristallo (3000 metri) o sulle Tofane (3244 metri), in ascesa al Rifugio Quintino Sella (3585 metri), in sosta al Rifugio Capanna Gnifetti (3647 metri) o in cordata sul ghiacciaio verso il Balmenhorn o Cristo delle Vette (4167), la Piramide Vincent (4215),  il Castore (4228 metri), il Colle del Lys (4248 metri) vette del massiccio del Monte Rosa, e in escursioni notturne e diurne di tanti altri spettacolari setting ambientali montani.foto-sito-26-9-16-4

Le Alpi sono il terzo setting, outdoor setting, in cui sia il Prof. Paluzzi che sua moglie, conducono da oltre 10 anni a) i colloqui psicoterapeutici con i loro pazienti, individualmente e
in gruppo, b) i colloqui formativi con i loro allievi della Scuola di Formazione, Ricerca e Counselling Psicologico Outdoor Setting di Roma, c) la formazione in ambiti diversi (Scuola, Università, Clero, Comunità) e d) la formazione a lavorare in team con i collaboratori più stretti.

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Dopo aver seguito in sede, a Roma, i loro pazienti nel primo setting dei colloqui individuali settimanali, e nel secondo setting della terapia nel gruppo, quindicinale e in co-terapia, il metodo multisetting prevede la conduzione dei colloqui terapeutici nel terzo setting residenziale in alta quota.

I Disturbi d’Ansia, le Fobie specifiche, le nuove dipendenze senza sostanze, sono solo alcune delle sintomatologie che vengono trattate nell’approccio multisetting.

Alcune note teoriche

In accordo con la tradizionale teoria del campo di Lewin (1965), il comportamento del paziente in alta quota è in funzione non solo della sua stessa persona, ma anche degli elementi dell’ambiente con cui viene a contatto, si coinvolge emotivamente, si muove edfoto-sito-26-9-16-5 opera corporalmente. L’ambiente montano inteso come l’insieme dei fattori (materiali, persone, situazioni nuove) con cui il paziente per un certo tempo entra in relazione, diviene così una delle parti (l’altra parte è il paziente stesso) che costituiscono il cosiddetto spazio di vita dell’individuo (cfr. Lewin, 1965). Allora l’ambiente montano, nuovo per il paziente, assume un significato psicologico: gli elementi dell’ambiente montano possiedono una valenza positiva o negativa, ossia, un potere di attrarlo o di respingerlo. Secondo Lewin, lo stato della persona e quello dell’ambiente psicologico entro il quale essa si trova non sono indipendenti: il comportamento della persona (C) che ne deriva è così funzione (f) della persona (P) e dell’ambiente (A) circostante, secondo la nota formula generale C=f(PxA).

foto-sito-26-9-16-8Dal momento che lo stato del paziente e quello dell’ambiente psicologico entro il quale si muove sono interdipendenti, si verifica che le prove (la ferrata, il ghiaccio, la quota, l’ascesa, il trekking, l’arrampicare, il freddo, il buio, la pioggia, il sole, ecc.) sono in funzione del paziente sotto stress e il paziente è in funzione sia delle prove e sia dello psicoterapeuta. Durante la residenzialità dell’outdoor setting la situazione di esposizione del paziente alle prove sopra accennate è una situazione reale, anche se transitoria e limitata nel tempo. Lo psicoterapeuta ha l’opportunità di osservare e di affiancare un particolare modo di essere del paziente, nonché di cogliere la sua capacità adattiva per adattarsi a situazioni nuove e inedite. Lo psicoterapeuta, durante l’outdoor setting, può osservare sia il comportamento adattivo del paziente alla prova, sia il comportamento risolutivo, che è la capacità del paziente a rispondere alla prova nel suo specifico e nel suo insieme. Il comportamento risolutivo del paziente dipende dalle difficoltà oggettive ambientali, ma anche dalla sua capacità di tollerare il disagio (ansia, insicurezza, incertezza, inadeguatezza, paura) e la frustrazione derivante dalla situazione nuova.foto-sito-26-9-16-6

I pazienti, posti davanti alle situazioni nuove, non reagiscono tutti allo stesso modo, vediamone alcune situazioni tipiche rilette mediante il GAB (3) dell’Analisi Transazionale: 1) la compiacenza: il paziente reagisce con un Io Bambino Adattato Compiacente di fronte alle prove e allo psicoterapeuta; 2) la ribellione: il paziente di fronte alle situazioni stimolo può reagire con atteggiamenti di aggressività o di disprezzo per l’inutilità di ‘tanta fatica’ mediante un Io Bambino Adattato Ribelle; 3) la collaborazione: il paziente cerca di seguire i consigli dello psicoterapeuta e di affrontare le situazioni con propositività, mediante un Io Adulto; 4) la passività: il paziente assume un atteggiamento passivo in attesa di continui incoraggiamenti da parte dello psicoterapeuta, con un Io Bambino Adattato Compiacente. A queste reazioni si aggiungono: 5) la regressione: il paziente assume dei comportamenti infantili di continue richieste e delucidazioni; 6) il disturbo: il paziente manifesta atteggiamenti tipici del suo disturbo durante la prova.foto-sito-26-9-16-7

Da questo breve elenco di atteggiamenti che i pazienti possono assumere durante alcune situazioni sotto stress, si evince che anche lo psicoterapeuta ha una notevole influenza nella creazione del clima emotivo: psicoterapeuta e paziente costituiscono un’unità fenomenica. La formazione alla relazione d’aiuto dello psicoterapeuta resta una dimensione fondamentale per costruire una dinamica emotiva di affiancamento, di sostegno e di cura.

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Note

1 Il Prof. Silvestro Paluzzi e la Dott.ssa Antonella Tropea sono entrambi soci CAI – Club Alpino Italiano, sezione di Roma.

2 Città dove hanno sede sia il Centro Clinico che la Scuola Outdoor Setting.

3 Genitore, Adulto, Bambino.


Riferimenti bibliografici

LEWIN K., Teoria dinamica della personalità, Giunti, Firenze 1965.

PALUZZI S., «Il Counselling multisetting nella coppia con disturbi psicosessuali. Formare mediante l’assertività e l’uso della metafora», in S. Lauretti, M. Losito (a cura di), La medicalizzazione della sessualità maschile, Aracne Editrice, Ariccia (RM) 2016, 123-145.

PALUZZI S., L’approccio multisetting. Psicoterapia outdoor setting mediante il gruppo e la metafora, Armando, Roma 2010.

https://it.zenit.org/articles/per-i-seminaristi-formazione-ad-alta-quota/

2 Comments

  1. Grazie. Bell’articolo!!! La teoria del campo mi ha sempre entusiasmato. Ricordo quando lessi per la prima volta l’esempio del bambino che si trova a dover scegliere se avvicinarsi ad una scatola di cioccolatini per mangiarli oppure ad un giocattolo per divertirsi. Il campo di forze presenti è funzione oltre che di come l’ambiente presenta i cioccolatini od il giocattolo, ma anche di come in quel momento (qui ed ora) il bambino vive il desiderio che determinerà la struttura del campo di forze. Così credo anche per il qui ed ora di ogni passo che conduce verso la vetta di una montagna. Un campo di forze dinamico che evolve man mano che si sale, che ricompone gli assetti mentali, soprattutto inconsci, e stimola attirando o respingendo “pensieri, parole, opere ed omissioni” ….. Certamente, in questo caso, al contrario del bambino, lo sforzo psicofisico comporta un continuo adattamento per trovare nuovi equilibri interiori che sono ovviamente in osmosi con quelli esteriori che offre il setting di alta montagna. Penso che in questa continua ricerca di equilibrio stia anche il pregio di questo approccio terapeutico proposto dall’Outdoor setting …

  2. Mah? Io non sono molto d’accordo con Tiberiade. Penso che le cose, per chi soffre di Disturbi d’Ansia o Fobie specifiche etc, siano più complesse rispetto alle forze in gioco nella scelta tra cioccolatini e giocattolo. Pertanto credo sia fondamentale tutto il percorso precedente e di preparazione che deve essere implementato nella psicoterapia indoor durante gli incontri propedeutici alla esperienza outdoor. Grazie.

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